Io ci ho provato a vivere altrove, ma è sempre stato come tendere un elastico, alla fine dovevi mollarlo e mi catapultava lì.
Lucio Dalla

Con queste parole, Lucio Dalla, amava descrivere il legame che lo univa alla sua città natale.
Alcuni luoghi, il cuore, lo sfiorano soltanto; altri se ne impadroniscono e non lo lasciano più, legandolo ad un malinconico ricordo che ti accompagna sempre. Potrai continuare a viaggiare in lungo ed in largo nel mondo, ma null’altro potrà regalarti l’incanto che ti hanno acceso dentro.

Bologna ha rappresentato una ricca fonte di ispirazione per molti artisti ma, per Dalla, è stata qualcosa di più profondo, sofferto e vissuto. Sotto i suoi portici, lungo i suoi vicoli, pregni di sapori e tradizione, il cantante ha assorbito quella carica emotiva che ha fatto delle sue canzoni autentici capolavori musicali, riconosciuti come tali di generazione in generazione.

“Dark Bologna”, una città che non ti aspetti

E’ una rappresentazione onirica, la Bologna descritta nel brano pubblicato nel 2006, ed inserito nell’album “12000 lune”. Un’idea astratta di città che solo chi vi è nato è in grado di coglierne le molteplici sfumature. Immaginando di ripercorrere il tragitto tanto caro all’artista, ci si ritrova a calcare il selciato degli antichi portici, in Via dell’Indipendenza, pregustando un trancio di pizza della famosa pizzeria Altero. Poi, arriva la notte e Bologna ti sorprende, travestendosi da fattucchiera ammaliatrice. Per gli amanti delle antiche storie di stregoneria, il capoluogo emiliano scopre il suo lato arcano.

Una serie di passeggiate a tema si snodano lungo il centro cittadino, da Via del Cane, attraverso il Portico dei Bastardini, Piazza San Domenico e Via dell’Orto. Percorrendole il turista entra in un universo parallelo, fatto di personaggi misteriosi, maghi, astrologi, stregoni ed alchimisti. Il filone esoterico raggiunge persino il Santuario di San Luca, sorprendente scenario di aneddoti che confondono il sacro con il profano. Quello stesso Santuario di San Luca citato con affetto da Lucio Dalla nei primi versi di Dark Bologna, di cui descrive le luci che gli fanno da guida nella via verso casa.   

“Piazza Grande”, la libertà di essere sé stessi

Lucio Dalla cantava “una famiglia vera e propria non ce l’ho, la mia casa è Piazza Grande”. Questa splendida canzone sprigiona il desiderio di sentirsi liberi di vivere secondo le proprie inclinazioni; liberi di scegliere un cielo stellato ed un acciottolato consunto dal tempo come giaciglio. Che diventa “speciale” se quel giaciglio è Piazza Maggiore, nel cuore di Bologna, con la statua del Nettuno a rappresentare l’antico simbolo del potere papale, e la Basilica di San Petronio, dedicata al patrono della città. In quella piazza i bolognesi si sono riuniti per l’ultimo saluto al cantante, sei anni fa. 

E proprio in una via che parte da Piazza Maggiore, via D’Azeglio, si trova lo studio del cantautore. Testimone dell’affetto inalterato dei bolognesi per il loro illustre concittadino, l’istallazione dal titolo “L’ombra di Lucio”, ad opera dello scultore Mario Martinelli, che lo rappresenta mentre suona il sax, posta, dopo la sua morte, sul muro della sua abitazione, in Piazza dei Celestini. Perché pochi artisti come Lucio Dalla hanno saputo raccontare la grande bellezza di Bologna.